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L’identikit della PMI Innovativa italiana, con qualche eccezione

Sintesi dell’incontro ‘Open Innovative PMI’, ideato e organizzato da Bernoni Grant Thornton, dove emergono con forza le dinamiche demografiche, economico-patrimoniali, organizzative e strategiche delle aziende.

Ieri la prestigiosa sede del Centro Studi Americani a Roma ha ospitato una mattina ricca di spunti interessanti, grazie ai risultati dell’Osservatorio PMI Innovative a cura dell’Università di Pisa e ai numerosi case studies ed eccellenze del Made in Italy fra le aziende presenti all’evento.

Il convegno, giunto alla seconda edizione e organizzato da Bernoni Grant Thornton, era riservato alle PMI innovative iscritte all’apposito registro presso le Camere di Commercio: questa primavera avevamo visto cosa significa.

Caron De Mars, Science counselor dell’Ambasciata degli Stati Uniti d’America, ha fatto gli onori di casa e insieme a Maurizio Grosso, Consigliere nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, ha sottolineato le profonde differenze che permangono fra l’accezione anglosassone e quella italiana nel fare business e nel ruolo dell’imprenditore – con un’attenzione particolare per i profili professionali più giovani.

In estrema sintesi, le consuetudini del mercato domestico e soprattutto le condizioni burocratico-finanziarie non consentono a un imprenditore del Belpaese (peggio ancora se in “tenera età” under 35) di fallire, riprovare, ri-fallire una serie più o meno lunga di volte e di avere infine successo. Ma qual è l’identikit della PMI innovativa media italiana? In ordine sparso:

  1. Offre servizi, non prodotti
  2.  Si occupa di informatica e/o di consulenza
  3.  Ha fra i 6 e gli 8 anni di vita
  4. Conta meno di 20 addetti, fra i quali scarseggiano le donne, i giovani e gli stranieri
  5. Non possiede brevetti
  6. Genera un valore della produzione inferiore al milione di euro
  7. Risiede al Nord, specie in Lombardia
  8. Ha più cassa che debiti

Analizziamo lo scenario più nel dettaglio. A questo proposito, la relazione del Prof. Giulio Greco, coordinatore dell’Osservatorio e docente presso il Dipartimento di Economia e Management all’Università di Pisa, è stata decisamente concreta ed efficace:

1.     Offre servizi, non prodotti

“Il 28% di queste aziende crea prodotti per l’industria o l’artigianato, il 6% opera nel commercio. Tutte le altre, i due terzi del totale, offrono servizi.”

2.     Si occupa di informatica e/o di consulenza

“E’ vera innovazione? In alcuni casi certamente sì. In molti altri, vediamo come nei fatti si tratti di personalizzazioni di un qualcosa di esistente e/o di offrire supporto – e qualche dubbio rimane.”

2.     Ha fra i 6 e gli 8 anni di vita

·       “L’anzianità media è di 7,9 anni. La moda, cioè il valore che ricorre con maggiore frequenza, è 6 anni. Il record è un’azienda fondata nel 1995.”

3.     Conta meno di 20 addetti, fra i quali scarseggiano le donne, i giovani e gli stranieri

“Una PMI innovativa su due ha meno di 9 dipendenti. Un altro 20% ha fra i 10 e i 19 dipendenti. E’ chiaro che stiamo parlando di aziende più Piccole che Medie e che, nonostante l’anzianità, sono cresciute poco nel tempo. I dati sulla presenza di donne, giovani e stranieri sono impressionanti in negativo. Una presenza significativa di almeno una di queste tre categorie di personale si ravvisa solo nel 10-20% dei casi.”

4.     Non possiede brevetti

“Ricollegandoci al punto precedente, rileviamo che laddove ci siano molte donne, molti giovani e/o molti stranieri in azienda, la presenza di brevetti schizza da un 10% a un 82-83%. Nove PMI innovative su dieci infatti non possiedono brevetti: è di gran lunga il requisito con meno occorrenze fra quelli necessari per potersi classificare come PMI Innovativa.” (Your Voice è lieta di appartenere a quel 10% che invece detiene e sviluppa brevetti, N.d.r.)

5.     Genera un valore della produzione inferiore al milione di euro

“Il 15% delle PMI innovative fa segnare un valore della produzione inferiore a 100K €. Il 28% compreso fra 100 e 500K €, il 13% fra 500K e 1 milione di euro. Un valore della produzione (e spesso anche un fatturato) contenuto, insieme a un’età media di numerosi anni, fa domandare se in molti casi si tratti di autentica innovazione. Se la risposta è sì, allora sembra innovazione che non si riflette in crescita. In poche parole, le aziende tendono a restare piccole.”

6.     Risiede al Nord, specie in Lombardia

“30% in Lombardia, cifra che comprende la grande maggioranza delle aziende che si occupano di servizi informatici, segue il 13% del Piemonte e il 10% del Veneto.”

7.     Ha più cassa che debiti

“Anche qui, una posizione finanziaria netta e un comportamento medio a nostro avviso anomalo per un’azienda di ridotte dimensioni che -anziché accumulare eccedenze di liquidità- dovrebbe essere focalizzata verso spese, investimenti, sviluppi…”

Conclusioni

C’è una correlazione quasi lineare fra dimensioni dell’azienda e positivo andamento dell’EBITDA. Il trend del fatturato (dati disponibili: 2017 vs 2016) invece è più vario: ad es. il 28,5% delle PMI innovative sta crescendo in una forbice compresa fra 0 e +20%, il 12,6% cresce addirittura di oltre il 100% anno su anno. Una su cinque, purtroppo, mostra un trend negativo del fatturato.

In Italia vi sono circa 18.000 aziende che presentano requisiti idonei per iscriversi al registro delle PMI Innovative, presso le Camere di Commercio, e di beneficiare di favorevoli condizioni previste dal Piano Nazionale Industria 4.0. Novecento iscrizioni a oggi sono poche: anche per questo motivo in genere non si raggiunge una massa critica, non si fa sistema, si gioca da solisti. Nel 2018 le nuove iscrizioni stanno addirittura rallentando rispetto alla tendenza dei tre anni precedenti.

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