Buon Natale da Yourvoice

Your Voice Sostiene ABIO

Eccoci a dicembre e arriva quel momento in cui prima delle feste ci prendiamo il tempo per ringraziare i nostri Clienti, i Business Partner e tutte le persone che seguono Your Voice, augurando loro il meglio anche per l’anno nuovo. Quest’anno però i nostri auguri si sono fatti più grandi: quest’anno gli auguri ve li facciamo assieme ad ABIO!

Cos’è ABIO?

ABIO (Associazione per il Bambino in Ospedale Onlus) è una onlus fatta di volontari che donano il loro prezioso tempo per trasformare gli ospedali in un luogo a misura di bambino.

In Italia ogni anno vengono ricoverati in ospedale più di 1.000.000 di bambini e adolescenti. Si tratta di esperienze difficili, sia per loro che per le famiglie: il cambiamento delle abitudini, la paura di visite mediche, ambienti estranei, terapie a volte dolorose... Sono condizioni faticose e vissute come molto invasive, soprattutto dai più piccoli.

In questi momenti in cui i bambini e i loro genitori sono in balia dello sconforto, i volontari di ABIO offrono aiuto e sostegno, riuscendo a strappare anche qualche sorriso.

Tra le fila di Your Voice c’è chi ha conosciuto e apprezzato questi volontari ed è quindi stato naturale vedere l’idea nascere e propagarsi velocemente: per questo Natale, Your Voice S.p.A. ha deciso di sostenere ABIO nei suoi progetti.

Non volevamo però limitarci a questo; desideravamo piuttosto riuscire a trasmettere l'importanza, il valore, e l'esperienza di queste persone... Ma come?

ABIO dal vivo: Intervista a Emma Pisati, editor di CMI Magazine, di HEI Human Experience Insights e Volontaria ABIO

YV: Buongiorno Emma! Prima di tutto ti ringraziamo di cuore per la tua disponibilità. Partiamo dal principio: Da quanto tempo sei una volontaria ABIO? Come si diventa volontari ABIO?

Emma: Sono una volontaria Abio da un anno: dopo aver concluso il periodo di formazione, il primo dicembre 2018 sono diventata una volontaria a tutti gli effetti. A questo link viene spiegato come si fa a diventare volontari.

YV: Che cosa prevede il tuo impegno nell’Associazione?

Emma: L’impegno prevede un turno in reparto ─ nel mio caso tre ore ogni sabato pomeriggio ─ a cui si aggiungono periodici momenti di incontro con gli altri volontari e di formazione permanente. C’è poi la giornata nazionale Abio a settembre, durante la quale si allestiscono stand in varie città italiane per far conoscere a tutti l’associazione, vendere i nostri cestini di pere ─ il ricavato viene utilizzato per sostenere le attività che svolgiamo negli ospedali ─ e per giocare con i bimbi che passano a trovarci, ovviamente.

YV: Cosa ti ha spinto a diventare volontaria? Sicuramente è un’esperienza degna di lode, ma anche altrettanto forte…

Emma: Penso che quando si tratta il tema del volontariato si abbia sempre un po’ la tendenza a mitizzare e “santificare” chi decide di praticarlo attivamente; nel mio caso non si tratta di questo: non sono una santa e non nutro la presunzione di salvare il mondo. Mi ritrovo invece molto in una frase che ricordo dai giorni della formazione: “Chi sceglie di fare volontariato è una persona in crisi”, dunque qualcuno che, in modo assolutamente umano e limitato, si rende conto di avere la possibilità di scegliere, di fare qualcosa, e di conseguenza di riscoprire il lato “positivo” di ogni situazione critica, che ci restituisce la possibilità di decidere e non semplicemente di subire e di guardare ciò che accade. Insomma, siamo in ospedale ma… “a che cosa giochiamo oggi?” In questo, come in molte altre cose, i bambini che ho conosciuto hanno una forza meravigliosa e straordinaria.

YV: Qual è la prima sensazione che hai quando entri in ospedale? Ci si abitua mai?

Emma: La prima sensazione che provo quando entro in ospedale penso di poterla definire come una sorta di sospensione: sospensione dai miei pensieri e preoccupazioni personali, dai giudizi avventati che talvolta formulo a proposito di persone e situazioni in altri contesti, una sorta di tabula rasa che mi permette di dedicare tutta la mia attenzione ai bambini, ai ragazzi e agli adulti che ho di fronte. Per quanto riguarda l’abitudine, penso che, nel bene e nel male, sia meglio in generale non abituarsi mai, perché si corre il rischio di finire “anestetizzati” e di rendere ogni atto mera routine. Una cosa fondamentale, però, è riuscire a mantenere il giusto equilibrio emotivo nel non abituarsi, per esempio, a vedere un bambino che sta male, perché in caso contrario non si è d’aiuto ma si fanno solo danni.

YV: Quanto ti ha cambiato questa esperienza?

Emma: I cambiamenti a livello personale non arrivo a contarli: è passato solo un anno ma gli insegnamenti che ho ricevuto, e che spero di avere pienamente interiorizzato, sono davvero moltissimi. I bambini mi hanno insegnato la leggerezza e la capacità di sorridere in faccia alle sfide; ho imparato ad osservare e ascoltare in silenzio, a non rispondere “Non sono capace” ma “Ci provo, se mi aiuti”, ad accogliere risposte brusche perché certe volte, in certe situazioni, c’è un gran bisogno di poter sbottare liberamente. Ho capito che la compassione non basta, serve la presenza per affrontare i momenti di angoscia e malinconia, e ho imparato anche quanto può essere preziosa la normalità di andare al bar per bere un caffè. Ma il cambiamento più evidente, lo ammetto, è il mio essermi trasformata in una giocatrice seriale di Pictureka!

YV: Ci saluti lasciandoci il tuo ricordo più bello delle attività con i bambini?

Emma: Questa è ovviamente la domanda più difficile, quindi provo a fare la furba e a indicarne più d’uno: c’è il ricordo di una meravigliosa e interessantissima disquisizione sulla letteratura francese ─ Baudelaire in particolare ─ con un bimbo di tre mesi che mi ha ascoltata sorridendo ininterrottamente; ricordo anche il pomeriggio in cui ho scoperto di poter creare origami e braccialetti a ritmi da catena di montaggio; e concludo (per il momento) con il ricordo di un altro pomeriggio in cui, mentre mi stavo togliendo il giubbotto, è arrivata una bimba in sala giochi che mi ha accolta con queste parole: “Meno male che sei arrivata, io ti stavo aspettando. Coloriamo?”.

Ancora grazie Emma e per chi volesse sapere di più su ABIO, come sostenere l'associazione, o diventare volontario può seguire questo link.

BUONE FESTE!

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